Non sono solo fumetti

Se pensiamo alla cultura giapponese tra le prime cose che ci vengono in mente, dopo il sushi e i samurai, sono sicuramente i manga, i famosissimi fumetti che si leggono al contrario e che hanno spopolato nel mondo occidentale anche nella loro versione televisiva (anime).


“Immagini libere, stravaganti” è questo il significato di manga (マンガ / 漫画), tuttavia hanno caratteristiche ben precise: innanzitutto si leggono da destra verso sinistra (sia l’ordine delle pagine che le sequenze delle vignette), possono essere di vario genere a seconda del pubblico di riferimento ed è tipico trovare al loro interno la fusione tra mondo reale e fantasia. Lo stile è facilmente riconoscibile per alcuni tratti tipici del disegno orientale, come gli occhi molto grandi, le acconciature fantasiose e lo stile di narrazione molto attento all’espressività e ai dialoghi interiori dei personaggi. Oltre ad avere sempre un insegnamento morale, è comune per i manga trattare temi complessi, come la morte, il bullismo, il rispetto per gli animali e l’ambiente.

Anche se possono sembrare un prodotto moderno, i manga sono invece molto antichi. La loro storia inizia tra il XVIII e il XIX secolo, quando le nuove classi sociali createsi con il processo di urbanizzazione maturarono un certo apprezzamento per le silografie, chiamate Ukiyo-e, ovvero “immagini del mondo fluttuante”. Erano piccoli quadretti prodotti in serie, che raffiguravano scene di vita quotidiana, vicende del mito giapponese o illustrazioni di piccole poesie, incise su tavole di legno e “stampate” con l’inchiostro, erano graziosi oggetti d’arte e accessibili anche ai meno ricchi. È proprio lo stile fumettistico degli Ukiyo-e che ha influenzato il processo alla base dei manga moderni, i quali hanno iniziato a circolare a metà del ‘900 come albi per ragazzi e dagli anni ’50 sono diventati un fenomeno che ha appassionato i lettori di tutto il mondo.


Il termine manga, invece, deriva dal cinese manhua (漫画 mànhuà), letteralmente “schizzi estemporanei” (cioè un disegno senza uno scopo). Era originariamente un termine usato nella pittura cinese nel XVII secolo, poi caduto in disuso, fu reintrodotto in Cina intorno al 1910 per descrivere l’arte dei cartoni animati.

A differenza dei manga i manhua avevano disegni più realistici con dettagli che assomigliavano a persone reali, ad oggi, oltre all’utilizzo della lingua cinese, la differenza principale risiede nell’uso dei colori (i manga sono spesso in bianco e nero).

A seconda di dove viene realizzato il manhua è formattato e presentato in modo diverso, questo perché in Cina il testo è orizzontale e le vignette vanno lette da sinistra a destra, mentre quelli di Taiwan e di Hong Kong hanno i caratteri posti verticalmente e le frasi sono lette da destra a sinistra.


Se il Giappone è famoso per i manga e in Cina si trovano i manhua, la Corea del sud è la patria dei Webtoon. Il Webtoon (웹툰) nascendo in versione digitale si presenta con un layout a scorrimento verticale, pensato per facilitare la lettura sui dispositivi mobili, è praticamente sempre a colori e la formattazione varia a discrezione dell’artista. Può anche presentare contenuti multimediali di vario genere, come suoni o piccole animazioni che si inseriscono nel flusso delle vignette.

Noti anche come manwha i fumetti sudcoreani hanno avuto un’evoluzione propria, che li ha portati a sviluppare caratteristiche autonome come la direzione di lettura: da sinistra a destra (invece che da destra a sinistra). I primi manhwa furono pubblicati negli anni Novanta -qualche anno dopo l’arrivo in Corea dei primi manga giapponesi- riscontrando poco interesse, fino ai primi anni Duemila quando si fecero notare in alcuni paesi asiatici grazie alla grande corrente culturale nota come hallyu o Koreanwave e alla diffusione di Internet. All’inizio i Webtoon erano le versioni cartacee dei manwha presi e caricati su Internet e a volte si trovavano addirittura come scansioni. Con l’evoluzione tecnologica e l’espansione di Internet non ci volle molto prima che il vecchio formato si adattasse al nuovo medium e diventasse la versione che conosciamo oggi.


Sapevi che i termini manga, manhwa e manhua erano usati rispettivamente in Giappone, Corea e Cina, come termini generali per tutti i fumetti e le graphic novel, indipendentemente dal paese di origine? Sono stati i lettori internazionali a trasformarli in termini specifici per indicare lo stato di provenienza del fumetto.



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